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Autobiography di Morrissey

AutobiographyHo finito di leggere ieri l’Autobiografia di Morrissey, che in Italia uscirà l’anno prossimo, ma che grazie alla facilità con cui si acquistano gli ebook ho potuto avere in pochi secondi sul mio Kindle.

Prima devo fare qualche critica, del tipo perché un capitolo unico, lunghissimo, inframmezzato da foto, e formattato un po’ alla carlona? Questo non rende la lettura più piacevole.

Ci sono parti un po’ tediose, lunghissimo il racconto della guerra in tribunale con Mike Joyce ex Smiths e avido di soldi in una maniera incredibile. Una lunga parte in cui Morrissey racconta dei suoi video, uno per uno ed un’altra dei concerti. Ma certo chi legge questa biografia va in cerca anche di particolari non noti della vita del proprio mito (Morrissey non può essere altro che un mito…).

Così scopriamo di un mancato rapimento in Messico, poi di Gelato, l’amico con cui condivide il periodo romano dove soggiorna all’Hotel de Russie per quasi un anno e con il quale fa lunghe passeggiate serali a Villa Borghese, passando per via Ulisse Aldrovandi piena di prostitute, molte delle quali uomini.

Scopriamo la sua grande confidenza con la sua amica iraniana Tina Dehghani con la quale arriva addirittura a pensare l’impensabile pensiero di dar vita a un piccolo mostriciattolo miagolante (!).

Scopriamo l’atteggiamento da Regina di Siouxsie, che sarebbe capace di “fissarti immobile mentre muori agonizzante sulle strisce pedonali”,  l”ossessione dei giornalisti che scrivono sempre male di Morrissey e alterano completamente il senso delle sue parole,  e il curioso episodio in cui Morrissey viene invitato a partecipare a un episodio di Friends, purché canti con voce “fortemente depressa”, clausola che fa scappare Morrissey a gambe levate.

Si imparano quindi tante piccole curiosità sulla vita di Morrissey, ed è ancora più bello leggere questo libro in inglese perché spessissimo vengono fuori giochi di parole con i titoli o i versi delle canzoni scritte da lui.

Una cosa che mi ha colpita è stato l’abbondare di morti tra i suoi amici, parenti, musicisti, produttori ecc…quasi un’ecatombe che ignoravo. E la riflessione sul cancro che si porta via in brevissimo tempo sua zia Rita, l’impossibilità di fermare qualcosa che sembra inesorabile, e che succhia via la vita da dentro. E se un momento Rita vuole vivere, dopo tanta sofferenza è anche pronta a lasciarsi andare al sonno eterno.

Alla fine del libro, pur avendo letto alcune pagine con momenti di noia inesorabile e poi picchi di interesse vivace, ho concluso che Morrissey è sempre Morrissey e sono felice di aver letto anche questo libro (che tra l’altro in Uk ha suscitato un vespaio di polemiche essendo stato pubblicato nella collana dei classici Penguin). Ma Morrissey è unico, forse è questa la ragione di una scelta così controversa…

Voto 7/10

Recensione pubblicata anche su Stories from the Underground

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